Pagina 2
Non ha mai fatto parte di me, eppure da un po’ di tempo a questa parte mi ritrovo a farci i conti.
Sono sempre stata una persona coerente con le sue idee e con i suoi obiettivi: avevo un’idea, creavo un piano per realizzarla, e lavoravo con costanza e dedizione per portarla a termine superando anche gli eventuali ostacoli che si presentavano sul cammino.
Ora è diverso. Non ci riesco più e sto cercando di capire la causa.
Non accade con tutto.
Nello studio e l’Università sono ancora l’Emanuela di un tempo, ma nel lavoro faccio tanta fatica.
Mi riguardo indietro e vedo tanti progetti iniziati e finiti miseramente. Non penso perché non avessero valore ma perché non avevo l’energia fisica e mentale per sostenerli sul lungo periodo.
Da sempre mi dicono che dovrei imparare a vivere in una condizione di benessere emotivo stabile, ma se guardo alla mia vita è sempre un susseguirsi di picchi e crolli. I picchi sono dati dall’entusiasmo dell’idea della novità, dalla fase di creazione e progettazione. La soddisfazione di vederla realizzata e poi la discesa vertiginosa. E subito alla ricerca del nuovo progetto, la nuova idea, la nuova creazione.
Un po’ come questo diario. Ero felice di crearlo. Mi sentivo davvero entusiasta. Ed è finita subito. Non che ora stia scrivendo tanto per scrivere, ma sento che è una scrittura più macchinosa, più forzata, più stanca.
Come se avessi esaurito le energie mentali per dare vita a progetti.
Come se avessi esaurito la forza fisica per farlo di nuovo da sola.
Come se avessi solo bisogno di rallentare. Di trovare finalmente quella pace nella stabilità delle emozioni. Nel presente.
Come se avessi bisogno di non dover performare, dimostrare, guadagnare stima e affetto.
Come se avessi bisogno di accettare che ora va bene così.
È faticoso non riconoscersi più.
È faticoso non sapere come ritornare ad essere come si era. A quell’entusiasmo, quell’energia, quel non aver paura di niente.
È faticoso fare un passo indietro senza sapere se mai se ne farà un altro avanti.
Che poi non è detto che farlo di nuovo avanti sia meglio, eh. Ma nel mio modo di vedere la vita fino ad oggi è sempre stato così e questa cosa mi spaventa.
Proprio venerdì sera ho detto ad un’amica una cosa che mi ha fatto molto riflettere e mi fa anche un po’ paura. Le ho detto che se ora dovessi pensare a come guadagnarmi da vivere, preferirei mille volte farlo progettando cucine e aiutando le persone a trasformare le loro case con consigli di arredamento piuttosto che fare corsi di cucina o consulenze.
Mentre scrivevo “progettando cucine e aiutando le persone a trasformare le loro case con consigli di arredamento” ho sorriso. Perché in questa cosa trovo quella scintilla che non trovo più nel resto.
Pensare che quello per il quale ho lavorato tanto e, più di tutto, per il quale ho dedicato la mia vita perché sentivo essere una vocazione che mi creava una gioia indescrivibile a parole, ora non esiste più, mi fa una gran paura.
Paura perché io ero quella passione, quell’entusiasmo, quell’amore per la cucina e la nutrizione e se quelle cose non ci sono più allora non ci sono più nemmeno io.
Che poi è strano perché amo studiare e vivo il mio percorso universitario con entusiasmo. Forse sta succedendo questa cosa perché in qualche modo do la colpa a quella vocazione per ritrovarmi dove sono ora: quello che ho vissuto in questi 10 anni ha prosciugato me stessa e tutto il mio entusiasmo. Ora vedo solo quello. Spero che un giorno tornerò a vedere anche tutto il bello che c’è stato.
Paura perché quell’Emanuela mi manca tanto e non so se e quando la ritroverò.
Paura perché cucinare era la mia valvola di sfogo, il mio momento felice della giornata. Ricordo ancora quando andavo a dormire pensando a che ricette creare, a come abbinare i sapori e a come avrei potuto impiattare. Facevo i disegni delle ricette prima ancora di prepararle. Era tutto nella mia testa. E poi prendeva forma.
Poi è diventato un lavoro.
O meglio, ho iniziato io a percepirlo come tale. Per diversi anni è stato ancora la mia passione nonostante fosse anche lavoro.
Poi mi sono spenta io.
E avendo la sensazione che questo lavoro abbia contribuito al mio malessere di oggi, come ho perso l’entusiasmo per il mio lavoro, per la proprietà transitiva della mia amata matematica, ho perso l’entusiasmo per il cucinare.
Ovviamente cerco sempre di prepararmi pasti nutrienti, ma sempre cose super semplici che non richiedano impegno né grande fantasia.
Poi, ovvio, sono fortunata perché mi viene sempre in soccorso quello che penso essere un talento che mi è stato donato alla nascita, e quindi tutto quello che mi preparo è comunque buonissimo e sfizioso (anche perché se non fosse così potrei anche non mangiare in questo periodo). Ma ecco, capita ormai raramente, che mi prepari qualcosa di completamente nuovo. Come se anche solo il pensiero di farlo lo facesse risultare faticoso.
Ogni tanto ho guizzi di entusiasmo come per la festa della mamma quando con Boo siamo usciti e siamo andati a comprare gli ingredienti per fare un brownie che non facevo da prima del covid. Una torta con una densità calorica che non ha eguali ma di una bontà unica. Prepararla con calma mi ha fatto piacere perché, dopotutto, l’atto stesso di cucinare per me non è mai uno stress. È talmente naturale che è come camminare in piano. È l’atto della creazione che mi crea fatica. Come la creazione di qualsiasi cosa sia legato al mio lavoro. Come se avessi esaurito le energie creative in quell’ambito.
Perché poi quando si tratta di progettazione di interni o di cucine, altro che fuochi d’artificio!
Sta cambiando anche l’espressione sul mio volto. Incredibile.Il mio lato creativo ha bisogno di sfogarsi in qualche modo e questo è quello che mi fa sentire bene ora. Mi fa sentire viva.
Allo stesso tempo poi temo che farlo diventare un lavoro potrebbe portarmi dove mi ha portata la passione per la cucina e la nutrizione, ma penso anche che il problema non siano tanto la cucina e la nutrizione, ma le dinamiche dei social media e la cattiveria di molte persone che abitano quel luogo, che mi hanno logorata quando non avevo più l’energia per gestirle.
Confido quindi che troverò il modo per riappropriarmi del mio entusiasmo una volta in cui mi sarò disintossicata da quel mondo che per me ora è tossico perché non ho più le risorse emotive e fisiche per contrastarlo.
So che la mia vocazione è ancora lì nel mio cuore. So che si sta riposando per rinascere in una forma che non mi farà più soffrire. Una forma che mi riempirà il cuore e non più l’ego. Perché i social non sono altro che “alimentatori di ego”. Si impara inevitabilmente con il tempo a misurare il proprio valore con i followers e i like rischiando di perdere il contatto con il proprio sentire: se una cosa funziona, la faccio anche se non risuona con me. Se una cosa che mi crea gioia non funziona, smetto di farla. Che meccanismo perverso. Mettici poi una storia con un narcisista manipolatore e hai fatto un cocktail esplosivo che avrebbe ucciso anche il più forte dei supereroi.
Piano piano tornerò in me o scoprirò una nuova me. Devo solo avere pazienza.
Per ora mi dedico allo studio, alla casetta (che sta venendo bellissima!!!) e al cercare di stare meglio. Un passo alla volta.
Appunto qui la ricetta del Brownie che anche in holistic everyday ma in una versione leggermente diversa, con i pistacchi.
Brownie
Ingredienti per una teglia rettangolare da 35×24 cm
350 gr di cioccolato fondente all’85%
150 gr di burro da latte fieno
6 uova bio
100 gr di zucchero di cocco
200 gr di mandorle*
1 bel pizzico di sale
Preparazione.
Preriscalda il forno (statico) a 160 e rivesti una teglia con carta da forno.
Fai sciogliere il cioccolato a bagnomaria insieme al burro. Fai intiepidire.
Dividi albumi e tuorli e monta gli albumi a neve con un pizzico di sale con una frusta elettrica.
Con le fruste, monta i tuorli con lo zucchero quindi aggiungi il cioccolato e il burro fusi.
Trita le mandorle in un tritatutto riducendole in farina e aggiungila all’impasto mescolando con una spatola.
Amalgama bene. Incorpora delicatamente gli albumi montati a neve.
Versa nella teglia e inforna per 30-35 minuti.
Note.
*con la farina di mandorle già pronta o con la farina di mandorle ottenuta da mandorle pelate rimane più umida e morbida a mio avviso. Proverò così la prossima volta.
Si può sostituire il burro con olio di cocco o ghee.
L’ho conservata fuori dal frigo per 4 giorni. Poi messa in frigo. Mangiata tirata fuori dal frigo è tipo un fudge. Più buona a temperatura ambiente!