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Non lo faccio mai perché non sono capace e quando lo faccio sento subito che dentro di me c’è qualcosa di strano, come una resistenza, eppure l’ho fatto: ho mentito. E infatti mentre lo facevo ho sentito un’attrito dentro di me. Nella Pagina 0 ho scritto che tra le mie passioni che mi alleggeriscono il cuore ci sono la cucina e la nutrizione, ma ti devo confessare che non è più così. Da tanto tempo ormai.
Mi spiego meglio. Sono sempre le mie due più grandi passioni, ma non mi alleggeriscono il cuore. Non lo fanno più da quando sono diventate un lavoro.
Quando lo psicanalista mi ha chiesto se avessi dei passatempi, ho risposto “Non più”. 
Quando lavoravo come Ingegnere tornare a casa e cucinare, creare ricette, e passare del tempo in cucina era per me una sorta di momento catartico: mentre ero in cucina ad affettare verdure e spadellare era come se il mondo si fermasse e anche i pensieri nella mia testa - ero presente. Ed era una sensazione bellissima.
Poi è subentrata la passione per la nutrizione: divoravo liberi di ogni genere sul tema provando un’entusiasmo unico nell’apprendere e arricchirmi, fantasticando su come tutto ciò che stavo leggendo mi avrebbe portata ad aiutare tante persone.

Ora è tutto molto diverso.

Da ormai parecchi anni (direi da quando l’imbecille di Bologna -come lo chiama il mio terapeuta- mi aveva rimproverato che gli cucinavo sempre le stesse cose e non ero capace a cucinare - come di base non ero capace a fare nulla per lui) non provo più quell’entusiasmo misto a piacere e rilassamento mentre cucino. Lo faccio sempre ovviamente, e grazie al dono che ho - perché sono certa che sia un dono che arriva dall’alto perché io che voglio sempre conoscere il perché di tutto, quando si tratta di cucina io so che alcuni ingredienti stanno bene insieme e altri no, conosco come reagiscono se uniti insieme e so già il risultato finale, ma se mi dovessi chiedere il perché non te lo so spiegare - creo comunque ricette e sperimento in cucina ma farlo non ha più quell’aura magica che un tempo aveva per me. E di questa cosa me ne dispiaccio molto, ma farò il possibile perché torni ad essere ciò che è stato per me in passato.

E per quanto riguarda la nutrizione, quella continua ad essere una grandissima passione - se non lo fosse non avrei scelto di intraprendere un percorso così tosto come quello di Dietistica - ma la associo anche tante delusioni e, in questo momento della mia vita, per quanto io abbia sempre cercato di vedere il bicchiere mezzo piano, contro la mia volontà, mi sembra che le cose negative pesino più delle cose positive. Amo studiare e imparare, mi sento una spugna super ricettiva, ma ho perso l’entusiasmo nella condivisione di ciò che imparo perché le critiche, le diffamazioni e le cattiverie che ho subito in questi 10 anni, almeno per ora, non riesco a dimenticarle. Mi auguro con tutto il cuore che questo luogo più intimo possa far tornare in me quella che sento essere una vocazione e anche un po’ un dono: quello dell’insegnare e dell’aiutare a sviluppare maggiore consapevolezza. (Il dono dell’insegnare l’ho preso da papà: lui è sempre stato un bravissimo oratore e ha sempre avuto la capacità di spiegare concetti complicatissimi - tipo: come funziona la Borsa, le azioni e tutte quelle cose che per me sono sempre state arabo!- in modo molto semplice. Mi ha sempre detto: “Chi sa davvero le cose riesce a spiegartele in modo estremamente semplice - chi non le sa, si riempie la bocca di parole tecniche e forbite per sembrare competente” - credo che per la buona parte delle volte abbia ragione, c’è poi sicuramente chi è un genio ma semplicemente non ha il dono di insegnare).

Quello che oggi mi alleggerisce il cuore e mi fa staccare la mente è progettare la mia casetta, disegnare la mia cucina nel minimo dettaglio, scegliere gli oggetti di arredamento e pensare a cosa poter realizzare con le mie mani perché adoro il fai da te - mi piacerebbe un sacco imparare a costruirmi mobili da sola, ma ho il terrore di affettarmi un dito con gli attrezzi che servono per farlo! 

Poi mi piace tanto disegnare - anche da piccolina amavo farlo - anche se non lo faccio spesso, ma quando lo faccio, il mondo si ferma.

E poi c’è il piccolo Boo che è il mio “amore del cuore” come dico sempre. A lui devo tanto - la sua presenza è sempre stata come una carezza al cuore. E quando vedo quanto mi ama mi domando cosa ho fatto per meritare tutto quell’amore incondizionato. Forse prendere consapevolezza che non è necessario fare nulla di particolare, ma semplicemente esserci per qualcuno, è già abbastanza per “meritare amore” potrebbe già essere un bel passo avanti. Ci lavorerò sù.

Aver preso una pausa da Instagram devo dire che mi sta facendo molto bene. Non essere costretta a performare e misurarmi con il consenso delle persone mi sta alleggerendo parecchio le giornate.
Invece, l’idea di scrivere questo diario intimo, senza aspettative, mi entusiasma. Mi fa tornare indietro negli anni, nel lontano 2012 quando scrivevo il mio primo blog di cucina, Arricciaspiccia. All’epoca la cucina era il mio sfogo, la mia passione, il mio modo per esprimere la mia creatività. Me lo ricordo come fosse ieri: lavoravo a Milano per Arup, uscivo all’ufficio e andavo in palestra (a quel tempo non avevo ancora scoperto il mondo dello yoga - anzi sì, ora che ci penso ricordo di essere andata ad una classe in una sorta di sottoscala: ero rimasta traumatizzata dalla lentezza e da un mondo che sentivo ancora lontano anni luce) poi prendevo il tram per le 20:30, arrivavo nel mio monolocale in affitto in Moscova, mangiavo un boccone e mi mettevo all’opera per creare ricette e scrivere i post del mio blog. Amavo molto quel mondo: non ho mai ricevuto un commento negativo o cattivo. Non penso perché tutti mi amassero o perché le mie ricette erano perfette, ma semplicemente perché allora non c’era tutta questa cattiveria e frustrazione che ora percepisco sui social e dalla quale non ho più voglia di essere condizionata. In quegli anni, il proprio tempo si usava per condividere gentilezza e apprezzamento, non per incitare all’odio: se si scriveva un commento sotto ad un post era un atto di affetto della serie “il mio tempo è prezioso, se te lo dedico è perché ti valuto di valore”. Rimpiango tanto quei tempi. Tutte le persone di cuore li rimpiangono.

E quindi eccomi qui, entusiasta di questa nuova avventura, di questa nuova finestra sul mondo. Una finestra che mi sento libera di aprire e chiudere a mio piacimento senza dover sottostare a regole e algoritmi sconosciuti. Certo, dovrò capire come guadagnarmi da vivere, ma per ora la mia salute viene prima di ogni altra cosa.

La scorsa settimana ho incontrato per la prima volta il mio analista. La psichiatra, mia amica, che me lo aveva consigliato mi aveva detto di valutare serenamente se facesse per me o meno. Appena l’ho visto e sono entrata nel suo studio mi sono subito sentita a casa: un signore di più di 70 anni con gli occhiali tipo Harry Potter e uno studio letteralmente sommerso dalle piante - decine di pathos appesi al soffitto che formano quasi una parete verde tutta incasinata. L’analisi è diversa dalla psicoterapia. È un impegno di tempo ed economico non da poco perché, almeno nel mio caso, implica 3 sedute a settimana - a tempo potenzialmente indeterminato. Mi voglio concentrare sul momento presente e sullo stare meglio - a quello che accadrà tra qualche mese ci penserò a tempo debito.

La casetta procede alla velocità della luce. Pensavo sarei potuta entrare a fine Luglio e invece l’impresa mi ha detto che conta di consegnarmela a fine Giugno! - mi ha scombinato tutti i programmi che mi ero fata per gli esami ma ci penserò nei prossimi giorni.

Sto finalizzando il progetto della cucina che farò fare su misura da un falegname - ho deciso di occuparmi personalmente della progettazione nei minimi dettagli perché la cucina ha per me un valore simbolico davvero importante - una delle cose per le quali ho sofferto di più quando sono scappata di casa a Bologna era sapere che non avrei mai più rivisto la mia cucina che avevo progettato con tanto impegno e che era per me un po’ il coronamento di un piccolo sogno. Una cucina che, se ci ripenso, non mi sono mai goduta davvero. C’era sempre così tanta tristezza in me quando ero là che non l’ho mai vissuta con entusiasmo. Desidero che questa piccola cucina (perché sarà mignon!) sia accogliente, bella, funzionale e che mi porti tanti bei ricordi felici.

Nel frattempo ho fatto i primi acquisti - e ora mi dovrò dare una bella mossa per acquistare il resto visto che abbiamo anticipato tutto di un mese!
Visto che c’erano degli sconti super ho comprato uno specchio e una plafoniera per l’ingresso e le sedie e un tavolino per la sala - le abbinerò poi un tavolo rotondo allungabile.

In questa settimana ho anche ripreso a praticare yoga. Quanto mi era mancato. Non avevo più praticato perché lo studio in cui ho sempre praticato è a 25 minuti di vespa da casa mia e solo l’idea di “arrivare fin là” mi creava stress - so che razionalmente è folle, ma purtroppo questa ora è la mia realtà. Una realtà che ovviamente desidero cambiare ma che evidentemente non può cambiare dall’oggi al domani. Ho quindi iniziato a praticare vicino a casa con una insegnante molto brava e tornare sul tappetino - per quanto con il male al piede a volte sia un po’ una tortura - è stato come tornare a casa. Una casa in cui mi sento al sicuro e in cui posso essere vulnerabile. 

Negli anni mi è capitato spesso di smettere di praticare quando ne avrei avuto più bisogno. Dopotutto sul mat si diventa necessariamente più vulnerabili: il respiro si calma, la mente deve stare nel momento presente, il corpo si muove e fa affiorare emozioni, sentimenti, fragilità. Se non si è pronti o non si hanno le risorse per accogliere e confrontare ciò che emerge, può essere molto intenso. Non praticare, quindi, era un po’ come sfuggire dal mio sentire e un po’ per proteggermi proprio da quel sentire perché sarebbe stato forse troppo da gestire con quella stanchezza profonda che sentivo - che sento.
Tutto ciò che smuove emozioni mi prosciuga con una velocità difficile da spiegare.
Quando avevo raccontato la mia storia alla amica psichiatra, ero arrivata a casa sfinita, come se mi avessero picchiata. 

Essermi tolta il peso emotivo dei social media mi ha permesso di avere più risorse per me e venerdì sera sono andata a fare una camminata con un gruppo di ragazze sopra Pieve Ligure - uno dei posti più mozzafiato che ci siano a mio avviso - ed è stato tanto bello chiacchierare e stare in compagnia. Per quanto vorrei fare più cose, so che ho bisogno di centellinare questi momenti perché comunque per me ora richiedono tanta energia. Mi ascolto il più possibile e assecondo ciò che sento essere giusto per me.

Aver preso consapevolezza di ciò che mi stava succedendo mi ha comunque dato serenità. Mi sento grata per ciò che ho e per l’aver scelto di prendermi cura di me. Un passo alla volta.

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